SabirFest 2018 – V edizione - Riparare l'umano

 

Il Riparare, meravigliosamente ‘ordinario’ nella molteplicità dei suoi significati comuni, frequenti nel nostro linguaggio e nella nostra vita piena di cose che non vanno più bene, che si rompono, si guastano e non funzionano, è un termine quasi anacronistico, nelle pratiche quotidiane del nostro mondo usa e getta.

Umano è parola abusata e oltraggiata, ed è quella che più di tutte forse chiede d’essere ‘riparata’, tradotta nelle lingue, nei corpi e nelle menti che dovrebbero renderla comprensibile. Anche l’umano, si sa, può rompersi, le anime e i corpi, ma anche i rapporti, le relazioni gli equilibri che inventiamo e che si logorano. Che vanno in pezzi.

È allora che forse percepiamo la straordinaria lezione del riparare: riparare inteso non solo come rimedio ma anche come prendersi cura, ascoltare, proteggere, offrire e ricevere nuova ospitalità, connettere la mente, il cuore e le mani. Osare una rivoluzione, per non dover correre “ai ripari”.

Riparare l’umano, secondo la tradizione di SabirFest, non è solo un auspicio, un invito, ma anche ‘azzardo’ rivelatore di dissonanze, di squilibri e di abusi, desiderio di non rassegnarsi a subirli. 

 

 

 

SabirFest 2018 – 5th edition - Repairing the human

 

Repairing—an exquisitely “ordinary” term in its almost limitless use in our language and a life constantly punctuated by things that are breaking down, that are no longer working, or that are no longer serviceable—has become virtually obsolete in our daily, throw-away world.

Human is a much maligned word, needing—perhaps more than any other—to be “repaired,” to be translated into those languages, bodies, and minds that are duty-bound to make it comprehensible and understandable. The human, too, we know, can break—the souls and bodies, but also bonds and balances that we contrive and that wear and tear. That fall to pieces.

This is perhaps when we begin to understand the extraordinary lesson repairing has to offer—repairing intended not only as a remedy but also as a looking after, a listening to, protection, an offering and receiving of new hospitality, a bringing together minds, hearts, and hands. Daring to be revolutionary so as not to have to undertake “reparation” or having to “make amends.”

Repairing the human, according to SabirFest’s tradition, is not only something to be hoped for, an invitation, but also a “risk” that brings to light dissonance, distortion, and abuse, and the desire not to have to resign ourselves to endure these.